Siamo quello che leggiamo di Aidan Chambers

<<La sovversione e la pace nei libri>>

recensione di Daniele Dell’Agnola, insegnante, scrittore [http://storiesuoni.wordpress.com]

Recensione apparsa sul quotidiano La Regione Ticino, cultura e spettacoli, 20 ottobre 2011 [quotidiano "La Regione Ticino" - cultura e spettacoli - ottobre 2011]

I libri sono le arterie nelle quali scorre la coscienza dell’umanità. Aidan Chambers, nel suo recente libro Siamo quello che leggiamo (Equilibri, Modena 2011) ci spiega che « in ogni lingua e in ogni parte del mondo, la Narrazione è la grammatica fondamentale di ogni forma di pensiero e di comunicazione » (p.130) perché l’atto nel narrare permette di creare, ricreare mondi, prolungarli, consegnando significati, interpretazioni, letture diverse della dimensione reale che viviamo. « La letteratura è ciò che ci permette di diventare mille persone diverse pur rimanendo noi stessi » (p.114). Il poeta svizzero di lingua italiana Giorgio Orelli direbbe che « un poeta si muove entro un mondo di trasformazioni che non lo lasciano in pace» .

Ironia, paradosso, ambiguità, una, nessuna, centomila sfumature popolano la molteplicità dei significati della letteratura che può assumere funzione pacificatoria oppure sovversiva. A volte può accadere, certo, di leggere dei libri che sfidano i nostri pregiudizi, « le nostre radicate abitudini, il nostro compiacimento » (p.68). Basti pensare, ad Huckleberry Finn di Marc Twain, bandito da qualche biblioteca e da alcune scuole per la sua « carica eversiva contro la morale comune » (p.69): un libro pieno di parolacce e sgrammaticature. Oggi sappiamo bene che non si tratta di ‘letteratura’ della domenica.

I libri risvegliano la coscienza come nel Montag di Farenheit 451 e la lettura, specialmente quella ad alta voce, « recupera la familiarità con il suono delle parole » (p.78). Tale familiarità porta ricchezza, capacità di leggere anche il mondo reale, competenza nell’argomentare, difendersi con eleganza, armonia, melodia: con la parola giusta.

Ci sono statistiche spaventose, come quelle riportate da Maryanne Wolf in Proust e il calamaro, Storia e scienza del cervello che legge (Vita e Pensiero, 2009, p.25), riferite ad un’indagine svolta in California: sembra che ci siano bambini ‘linguisticamente poveri’ che ascoltano mediamente 32 milioni di parole in meno, rispetto a coloro che crescono in un ambiente familiare favorevole, dove sia possibile leggere, ascoltare storie, comunicare con l’adulto aldilà delle frasi ‘utilitarie’. I bambini poveri nell’uso delle parole saranno adulti molto meno capaci di approfondire un argomento perché non avranno gli strumenti linguistici, le parole giuste per esprimere quei pensieri. Saranno persone più facilmente controllabili, direbbe Ray Bradbury.

Aidan Chambers ci spiega com’è possibile aprire l’orizzonte ai potenziali lettori: un bambino deve aver a disposizione tanti libri, potendoli selezionare aiutato da lettori appassionati e competenti. Un bambino deve godere dello spazio adatto, dei silenzi, dell’ambiente, dei tempi per leggere e cercare il piacere, quel senso di gratificazione che potrà germogliare da collegamenti tra le storie lette e le esperienze della vita. Ci sono libri che toccano i nostri « nervi scoperti ». Quando accade, tale gratificazione si proietta sul bisogno di comunicare con gli altri ciò che si è vissuto e nasce quindi il momento dedicato alla ‘risposta’, allo scambio che rilancerà una nuova selezione libraria.

Chi è capace di condurre bambini e adolescenti sul sentiero della lettura, è in grado di suggerire dei testi che formeranno una sorta di albero genealogico, un reticolato di collegamenti stimolanti. Chi è capace, nella dimensione comunicante del terzo millennio, di ‘possedere’ le parole, può scegliere il proprio personale tracciato e per ribellarsi laddove è necessario. Chi ‘sa possedere’, nel mondo dell’utilità e degli utili, il tempo per leggere cose inutili, è ricco.

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