Riflessione dopo la lettura di Paolo Crepet, L’autorità perduta e Valentina Colombani, Borderline
Tratto da “Corriere del Ticino”, sabato 14 gennaio 2012.

di Daniele Dell’Agnola, insegnante, scrittore
Anni fa, valutando Jhonny Lastampella, uno studente delle scuole superiori che aveva svolto un breve lavoro di ricerca, scoprii due episodi di copiatura. Interi paragrafi erano tratti da blog e siti internet poco attendibili. L’autorevolezza della fonte era a dir poco discutibile: in questi blog scrive chiunque, si possono leggere riassunti di libri magari a loro volta scaricati altrove, senza alcun riferimento bibliografico. Sappiamo bene che internet è un ricco mare di informazioni, saper distinguere la qualità non è sempre facile, ma nel caso dello studente, si era impostato un intero semestre sul metodo di lavoro, sulla scelta delle fonti, sulla verifica e confronto dei dati. Nel caso dello studente Jhonny Lastampella, mi sembrò grave il fatto che ci fosse un evento di copiatura così mascherato: non c’era alcun riferimento bibliografico, nessuna nota che potesse indicare i siti consultati e, soprattutto, il testo copiato non era indicato tra virgolette. In questo modo il docente o il lettore aveva l’impressione che quella fosse una riflessione originale di Jhonny, scritta con fatica e onestà intellettuale.
Scrissi allora una email al ragazzo (maggiorenne), indicandogli la lacuna e chiedendo spiegazioni. La risposta fu immediata: “Sore io non ho copiato un bel niente, ho letto dai siti, ma ho riscritto con mie parole. Quindi il mio lavoro va bene.”
Di fronte all’evidenza, Jhonny negò. E nemmeno si rendeva conto del fatto che, se avesse riscritto “con sue parole”, avrebbe pure dovuto citare i riferimenti ai siti e dimostrarne l’attendibilità. Nel caso dei blog di Yahoo è difficile, soprattutto se il tema è Dal Golem all’intelligenza artificiale. Riflessione a partire da testi scritti da Primo Levi.
Parlo di questo episodio che ritengo ormai archiviato e superato anche emotivamente. Non fu facile, per me, assegnare un voto insufficiente a Lastampella, che pure mi sembrava molto intelligente. E simpatico. Un simpatico leader. Ma un poco arrogante con i compagni. La sua aggressività nella risposta fu confermata da una telefonata dei genitori, i signori Lastampella, che mi segnalarono l’indiscutibile onestà del figlio, oltre alla dubbia necessità, in una scuola superiore tecnica, di tenere un corso di comunicazione e italiano, dal momento che gli studenti hanno alle spalle una maturità professionale e “l’italiano ormai l’hanno imparato”.
Questi casi fortunatamente sono da leggere nel loro contesto: molti studenti sono brillanti e meritano un futuro di successi. Alcuni, però, “ci tentano”, come si sente dire nelle aule-docenti. Ebbene, non è un problema, se “ci tentano”. È normale che accada. Non è un problema se, “tentandoci”, incontrano adulti in grado di comunicare, ma anche di sanzionare, di dimostrare loro che non tutto è permesso, che ci sono delle regole e che crescere è faticoso, che le strade facili, prima o poi, presentano dei conti da saldare. Lastampella risultò insufficiente.
Paolo Crepet ha pubblicato da poco un libro dal titolo L’autorità perduta (Einaudi, Torino 2011). La realtà è quella italiana, in cui la scuola pubblica è in affanno. Ma ci sono dei tratti evidentemente comuni con la nostra società: “un tempo, quando un insegnante passava per una pubblica via, veniva salutato con deferenza dai genitori dei suoi allievi, rappresentava una risorsa straordinaria per il riscatto economico e culturale di molte famiglie. Altro che insulti.” Così scrive Crepet. “Per mio padre e mia madre l’insegnante aveva sempre ragione, anche quando era severo e punitivo […] Non si discuteva mai il giudizio di chi valutava la nostra preparazione e la nostra condotta. È pur vero che in quel modo si giustificavano anche i docenti patologici, quelli sadici, incapaci di dialogare, però almeno era una regola chiara.”
Mi dirà che il mondo è dei furbi? Forse sì, ma essere furbi non è sufficiente.
Il problema è che oggi l’insegnante deve mettersi in discussione sempre e profondamente, ogni giorno. Al punto che nel caso della ricerca di Jhonny Lastampella ci si sente disarmati. Non è esistita, in quel caso, l’alleanza educativa fondamentale tra docente e famiglia, cioè tra l’istituzione che deve educare al rispetto e alla curiosità nei confronti del sapere, della cultura e dell’altro, e gli adulti che tracciano una via a chi sta crescendo. L’analisi di Crepet mi sembra lucida, anche se, a tratti, nel libro emergono delle apparenti contraddizioni nelle argomentazioni (che non ho tempo di approfondire), forse frutto della complessità del mondo in cui viviamo. È preoccupante il fatto che, scrive l’autore, “la famiglia di un professionista non garantisce più migliori modelli educativi rispetto a quella che vive nel degrado sociale. Gran parte degli espisodi di cronaca con protagonisti adolescenti o giovani, compresi i più raccapriccianti, nascono nella società privilegiata. Lo aveva detto profeticamente Pier Paolo Pasolini all’epoca del delitto del Circeo, ma nessuno lo aveva ascoltato.”
È un bene che Crepet precisi, ad un certo punto, che “la questione educativa non può essere trattata come una partita di giro fra ragionieri e burocrati. Di fronte a quadro così degradato, non si può sempre rispondere che gli enti enti locali sono vuoti […] e che dunque la rete dei servizi all’infanzia e all’adolescenza dev’essere decapitata. È come gettare Napalm sul futuro.” È meno opportuno che Crepet ritenga la scuola un servizio e non un’istituzione. I signori Lastampella dovrebbero rifletterci, anche se ciò non toglie che essere genitore, oggi, dev’essere davvero difficile! Ma anche Jhonny, lo sa, che crescere è faticoso…
È il 28 dicembre 2011. Un minuto dopo aver chiuso il libro di Crepet, bussa alla mia porta un’amica, educatrice. Mi regala Borderline di Valentina Colombani (Einaudi, Torino 2004.). Un caso. O forse i libri aprono porte e finestre di rilettura del mondo.